Rimbaud
Rimbaud
[1] Fu Paul Verlaine, più che Rimbaud, a rievocare nei suoi scritti la tempestosa relazione d'amore sbocciata tra i due poeti nel 1872-73.
Alla vicenda Rimbaud dedicò (che io sappia) solo i due brani che presento qui, e poi, chiuso il bilancio, passò oltre, dimenticando la poesia, Verlaine, e la sua vita precedente.
Oggi Rimbaud è più celebre di Verlaine (la mia opinione è: "a torto", visto che si tratta di due poeti di eguale statura), ma se parliamo da un punto di vista gay, allora fu il solo Verlaine che alla fine della sua vita riuscì ad elaborare la sua esperienza in una forma di vero e proprio "orgoglio gay", di fierezza del proprio amore, mentre Rimbaud gettò la spugna.
Questo va detto a onore della verità.
Ma, lo stesso, come non ammirare un uomo che nell'Ottocento sognava di dormire per strada, col sogno che: "Oppure mi sveglierò, e le leggi e i costumi saranno mutati, - grazie al suo potere magico"?
[2] La "vergine pazza" che qui parla (anzi, "delira") in prima persona è ovviamente Verlaine, le cui angosce d'amore vengono in una certa misura messe crudelmente alla berlina, ma non senza un residuo dell'affetto passato.
Lo "sposo infernale" non è altri, ovviamente, che Rimbaud stesso.
A mio parere questo è in assoluto, fra tutti, il testo più interessante per capire la relazione fra i due poeti, perché scritto "a caldo", e non rievocando (e spesso idealizzando) il passato, come in molte delle poesie di Verlaine.
Rimbaud scrive con molta sincerità, descrivendo se stesso come lui si era visto (narcisisticamente, egocentricamente, paranoicamente, ma comunque sinceramente) in quella relazione, e riferendo i propri (spesso folli) discorsi.
Io trovo di grande interesse la sicurezza (o se volete, sicumera) con cui Rimbaud descrive la propria bellezza e l'effetto infallibile che essa aveva sulla "vergine folle"... e sugli altri uomini.
In qualche misura è palese che Rimbaud non esitò a barattare la bellezza col denaro necessario al suo semplice progetto: "Io non lavorerò mai".
Le lettere in cui Verlaine si dichiara stufo di mantenerlo sono abbastanza eloquenti, a questo proposito.
E se fossimo interessati a capire in che misura Rimbaud sia stato una marchetta di genio (ma lo siamo? Io no), sarebbe interessante analizzare le tendenze sessuali dei vari pittori e scrittori che, uno dopo l'altro, gli furono "amici" prima e dopo la drammatica relazione con Verlaine.
[3]-Questa "poesia in prosa" ha un esatto corrispondente nella rievocazione della vita comune di "vagabondaggio" che è "Laeti et errabundi" di Paul Verlaine.
La descrizione di un Verlaine "urlante il suo sogno di dolore idiota", è senza dubbio più cinica della rarefatta descrizione di Verlaine ma, se facciamo un'analisi storica e non letteraria, è senza dubbio più sincera dell'idealizzazione a posteriori del partner.
A mio parere, questo brano meglio descrive tutta la violenza, la follia, il senso di colpa che caratterizzarono un rapporto nato troppo presto per avere modelli di vita "gay", e speranze di successo in una società troppo violentemente ostile.
Alla vicenda Rimbaud dedicò (che io sappia) solo i due brani che presento qui, e poi, chiuso il bilancio, passò oltre, dimenticando la poesia, Verlaine, e la sua vita precedente.
Oggi Rimbaud è più celebre di Verlaine (la mia opinione è: "a torto", visto che si tratta di due poeti di eguale statura), ma se parliamo da un punto di vista gay, allora fu il solo Verlaine che alla fine della sua vita riuscì ad elaborare la sua esperienza in una forma di vero e proprio "orgoglio gay", di fierezza del proprio amore, mentre Rimbaud gettò la spugna.
Questo va detto a onore della verità.
Ma, lo stesso, come non ammirare un uomo che nell'Ottocento sognava di dormire per strada, col sogno che: "Oppure mi sveglierò, e le leggi e i costumi saranno mutati, - grazie al suo potere magico"?
[2] La "vergine pazza" che qui parla (anzi, "delira") in prima persona è ovviamente Verlaine, le cui angosce d'amore vengono in una certa misura messe crudelmente alla berlina, ma non senza un residuo dell'affetto passato.
Lo "sposo infernale" non è altri, ovviamente, che Rimbaud stesso.
A mio parere questo è in assoluto, fra tutti, il testo più interessante per capire la relazione fra i due poeti, perché scritto "a caldo", e non rievocando (e spesso idealizzando) il passato, come in molte delle poesie di Verlaine.
Rimbaud scrive con molta sincerità, descrivendo se stesso come lui si era visto (narcisisticamente, egocentricamente, paranoicamente, ma comunque sinceramente) in quella relazione, e riferendo i propri (spesso folli) discorsi.
Io trovo di grande interesse la sicurezza (o se volete, sicumera) con cui Rimbaud descrive la propria bellezza e l'effetto infallibile che essa aveva sulla "vergine folle"... e sugli altri uomini.
In qualche misura è palese che Rimbaud non esitò a barattare la bellezza col denaro necessario al suo semplice progetto: "Io non lavorerò mai".
Le lettere in cui Verlaine si dichiara stufo di mantenerlo sono abbastanza eloquenti, a questo proposito.
E se fossimo interessati a capire in che misura Rimbaud sia stato una marchetta di genio (ma lo siamo? Io no), sarebbe interessante analizzare le tendenze sessuali dei vari pittori e scrittori che, uno dopo l'altro, gli furono "amici" prima e dopo la drammatica relazione con Verlaine.
[3]-Questa "poesia in prosa" ha un esatto corrispondente nella rievocazione della vita comune di "vagabondaggio" che è "Laeti et errabundi" di Paul Verlaine.
La descrizione di un Verlaine "urlante il suo sogno di dolore idiota", è senza dubbio più cinica della rarefatta descrizione di Verlaine ma, se facciamo un'analisi storica e non letteraria, è senza dubbio più sincera dell'idealizzazione a posteriori del partner.
A mio parere, questo brano meglio descrive tutta la violenza, la follia, il senso di colpa che caratterizzarono un rapporto nato troppo presto per avere modelli di vita "gay", e speranze di successo in una società troppo violentemente ostile.
Re: Rimbaud
VERGOGNA
Finché la lama non avrà tagliato questo cervello, questo pacco bianco, verde e grasso dalle esalazioni sempre uguali...
(Ah! Lui dovrebbe tagliarsi il naso, il labbro, le orecchie, il ventre! e fare abbandono delle sue gambe! Oh, meraviglia!).
Ma no. Davvero, credo che finché per la sua testa la lama, i ciottoli per il suo fianco, per le sue budella la fiamma
non avranno agito, il bambino importuno, la così stupida bestia, non deve cessare un istante di giocar d'astuzia e d'esser traditore
come un gatto delle, Montagne Rocciose e di appestare l'universo! - Ma alla sua morte, mio Dio, s'innalzi qualche preghiera!
Ritorna
---- EDIT ----
LACRIMA
Lontano dagli uccelli, dai greggi, dalle villanelle, bevevo, accoccolato in qualche landa circondata dai boschi di nocciuoli, in una tepida e verde foschia pomeridiana.
Che cosa potevo bere in quella giovine Oise - olmi senza voce, erba senza fiori, cielo coperto-, che cosa attingevo alla zucca di colocasia? Qualche liquor d'oro insipido, e che fa sudare.
Parevo una brutta insegna d'albergo. Poi l'uragano mutò il cielo, fino a sera: furono paesi neri, laghi, pertiche, colonnate sotto la notte azzurra, stazioni.
L'acqua dei boschi si perdeva in sabbie vergini, il vento scagliava dal cielo ghiaccioli ai pantani... E dire che, come un pescatore d'oro o di conchiglie, non mi sono dato pensiero di bere!
---- EDIT ----
Si tratta, questa volta, della Donna che ha veduta nella città, e cui ha parlato e che mi parla.
Ero in una camera, senza lume. Mi si venne a dire ch'ella era in casa mia: e io la vidi nel mio letto, tutta mia, senza lume. Fui molto commosso, tanto più perché era la casa familiare: così un'angoscia mi prese. Ero cencioso, io, ed ella, una mondana che si dava: bisognava che se ne andasse! Un'angoscia senza nome: la presi e la lasciai cadere fuor dal letto, quasi nuda; e, nella mai indicibile debolezza, le caddi sopra, e con lei mi trascinai sui tappeti, senza lume! La lampada familiare arrossava, una dopo l'altra, le camere vicine. Allora, la donna sparì. Io versai più lacrime di quante Dio abbia potuto mai chiedere.
Escii nella città senza fine. Oh, stanchezza! Annegato nella notte sorda e nella fuga della felicità. Era come una notte d'inverno, con una neve per soffocare decisamente il mondo. Falsamente rispondevano gli amici, cui gridavo: «Dov'è?». Fui davanti le vetrate di là dalle quali tutte le sere ella va: correvo in un giardino sepolto. Mi hanno respinto. Per tutto questo piangevo enormemente. Da ultimo, sono disceso in un luogo pieno di polvere e, seduto su travi, con quella notte ho lasciato finire tutte le lacrime del mio corpo. - E il mio esaurimento tuttavia mi tornava sempre.
Ho compreso ch'Ella apparteneva alla sua vita di tutti i giorni; e che l'attimo di bontà più lungo sarebbe a riprodursi che una stella. Non è tornata, e non ritornerà mai più, l'adorabile che si era recata nella mia casa: cosa questa che mai avrei presunta, Davvero, quella volta ho pianto più di tutti i fanciulli del mondo.
II
E' certo, la stessa campagna. La stessa casa rustica dei miei genitori: la medesima sala, nella quali i sopraporti sono pastorellerie bruciacchiate, con armi e leoni. Per il pranzo, v'è un salotto con candele, vini e intarsii antichi. La tavola da pranzo e grandissima. Le serve! Erano parecchie, tanto che me ne sono ricordato. - C'era là uno dei miei giovani amici d'un tempo, prete e vestito da prete; adesso: era per essere più libero. Mi ricordo la sua camera di porpora, coi vetri di carta gialla: e i suoi libri, nascosti, che erano stati
bagnati nell'Occano. Io ero abbandonato, in quella casa di campagna sterminata: leggendo nella cucina, asciugando il fango dei miei abiti davanti agli ospiti, tra le conversazioni del salotto: commosso fino alla morte dal murmure
del latte del mattino e della notte del secolo scorso. Ero in una camera oscurissima: che facevo? Una domestica mi venne vicino: posso dire ch'era un cagnolino: benché fosse bella e d'una nobiltà materna per me inesprimibile: pura, conosciuta, tutta grazia! Ella mi pizzicò il braccio.
Non ricordo bene né meno piú il suo volto: non è per rammentarmi il suo braccio, di cui ho stretto la pelle tra le mie dita; né la sua bocca, che la mia colse come una piccola onda disperata, consumante senza fine qualche cosa. La rovesciai in una cesta di cuscini e di vele, in un angolo buio. Non mi rammento che le sue mutandine con i pizzi bianchi.
Poi, o disperazione, la parete diventò vagamente l'ombra degli alberi, ed io mi sono inabissato sotto la tristezza amorosa della notte.
Finché la lama non avrà tagliato questo cervello, questo pacco bianco, verde e grasso dalle esalazioni sempre uguali...
(Ah! Lui dovrebbe tagliarsi il naso, il labbro, le orecchie, il ventre! e fare abbandono delle sue gambe! Oh, meraviglia!).
Ma no. Davvero, credo che finché per la sua testa la lama, i ciottoli per il suo fianco, per le sue budella la fiamma
non avranno agito, il bambino importuno, la così stupida bestia, non deve cessare un istante di giocar d'astuzia e d'esser traditore
come un gatto delle, Montagne Rocciose e di appestare l'universo! - Ma alla sua morte, mio Dio, s'innalzi qualche preghiera!
Ritorna
---- EDIT ----
LACRIMA
Lontano dagli uccelli, dai greggi, dalle villanelle, bevevo, accoccolato in qualche landa circondata dai boschi di nocciuoli, in una tepida e verde foschia pomeridiana.
Che cosa potevo bere in quella giovine Oise - olmi senza voce, erba senza fiori, cielo coperto-, che cosa attingevo alla zucca di colocasia? Qualche liquor d'oro insipido, e che fa sudare.
Parevo una brutta insegna d'albergo. Poi l'uragano mutò il cielo, fino a sera: furono paesi neri, laghi, pertiche, colonnate sotto la notte azzurra, stazioni.
L'acqua dei boschi si perdeva in sabbie vergini, il vento scagliava dal cielo ghiaccioli ai pantani... E dire che, come un pescatore d'oro o di conchiglie, non mi sono dato pensiero di bere!
---- EDIT ----
Si tratta, questa volta, della Donna che ha veduta nella città, e cui ha parlato e che mi parla.
Ero in una camera, senza lume. Mi si venne a dire ch'ella era in casa mia: e io la vidi nel mio letto, tutta mia, senza lume. Fui molto commosso, tanto più perché era la casa familiare: così un'angoscia mi prese. Ero cencioso, io, ed ella, una mondana che si dava: bisognava che se ne andasse! Un'angoscia senza nome: la presi e la lasciai cadere fuor dal letto, quasi nuda; e, nella mai indicibile debolezza, le caddi sopra, e con lei mi trascinai sui tappeti, senza lume! La lampada familiare arrossava, una dopo l'altra, le camere vicine. Allora, la donna sparì. Io versai più lacrime di quante Dio abbia potuto mai chiedere.
Escii nella città senza fine. Oh, stanchezza! Annegato nella notte sorda e nella fuga della felicità. Era come una notte d'inverno, con una neve per soffocare decisamente il mondo. Falsamente rispondevano gli amici, cui gridavo: «Dov'è?». Fui davanti le vetrate di là dalle quali tutte le sere ella va: correvo in un giardino sepolto. Mi hanno respinto. Per tutto questo piangevo enormemente. Da ultimo, sono disceso in un luogo pieno di polvere e, seduto su travi, con quella notte ho lasciato finire tutte le lacrime del mio corpo. - E il mio esaurimento tuttavia mi tornava sempre.
Ho compreso ch'Ella apparteneva alla sua vita di tutti i giorni; e che l'attimo di bontà più lungo sarebbe a riprodursi che una stella. Non è tornata, e non ritornerà mai più, l'adorabile che si era recata nella mia casa: cosa questa che mai avrei presunta, Davvero, quella volta ho pianto più di tutti i fanciulli del mondo.
II
E' certo, la stessa campagna. La stessa casa rustica dei miei genitori: la medesima sala, nella quali i sopraporti sono pastorellerie bruciacchiate, con armi e leoni. Per il pranzo, v'è un salotto con candele, vini e intarsii antichi. La tavola da pranzo e grandissima. Le serve! Erano parecchie, tanto che me ne sono ricordato. - C'era là uno dei miei giovani amici d'un tempo, prete e vestito da prete; adesso: era per essere più libero. Mi ricordo la sua camera di porpora, coi vetri di carta gialla: e i suoi libri, nascosti, che erano stati
bagnati nell'Occano. Io ero abbandonato, in quella casa di campagna sterminata: leggendo nella cucina, asciugando il fango dei miei abiti davanti agli ospiti, tra le conversazioni del salotto: commosso fino alla morte dal murmure
del latte del mattino e della notte del secolo scorso. Ero in una camera oscurissima: che facevo? Una domestica mi venne vicino: posso dire ch'era un cagnolino: benché fosse bella e d'una nobiltà materna per me inesprimibile: pura, conosciuta, tutta grazia! Ella mi pizzicò il braccio.
Non ricordo bene né meno piú il suo volto: non è per rammentarmi il suo braccio, di cui ho stretto la pelle tra le mie dita; né la sua bocca, che la mia colse come una piccola onda disperata, consumante senza fine qualche cosa. La rovesciai in una cesta di cuscini e di vele, in un angolo buio. Non mi rammento che le sue mutandine con i pizzi bianchi.
Poi, o disperazione, la parete diventò vagamente l'ombra degli alberi, ed io mi sono inabissato sotto la tristezza amorosa della notte.
.......nn ne hai abbastanza
anche Tu ...di essere sempre cosi
ragionevole????
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ragionevole????
- rosellina91
- .:: Maggiore ::.

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- Località: ...in un mondo tutto mio... :D
Re: Rimbaud
stupendi qsti passi
si può cogliere tutta la disperazione dell'autore
fantastico!
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Potrei ma nn voglio fidarmi di te
io nn ti conosco e in fondo non c'e'
in qllo ke dici qlkosa ke pensi
sei sl la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera e non ci sei più.
togli la ragione e lasciami sognare,lasciami sognare in pace
io nn ti conosco e in fondo non c'e'
in qllo ke dici qlkosa ke pensi
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Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera e non ci sei più.
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leviathan
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- Località: Il mio luogo di perdizione...
Re: Rimbaud
Tra i più grandi poeti della storia...
Anche se preferirò come vena poetica il suo amico Verlaine...
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"Sembri quasi morta dolce poesia
qui su questa quiete terra
dove dimorano gli assassini."
(Alda Merini)
qui su questa quiete terra
dove dimorano gli assassini."
(Alda Merini)
Re: Rimbaud
ie
Avvertenza
I deserti dell'amore
Alba
Angoscia
Antica
A una ragione
Barbara
Being beauteous
Bottom
Carreggiate
Citta
Citta ii
Citta
Democrazia
Devozione
Dopo il diluvio
Fairly
Favola
Fiori
Frasi
Genio
Domenica
H
Infanzia
Liquidazione
Mattino d'ebbrezza
Metropolitana
Mistica
Notturno volgare
Operai
Parata
Partenza
Promontorio
Regalita
Scene
Sera storica
Vagabondi
Veglie
V i t e
*
Almea?
Bruxelles
Alle quattro del mattino
Canzone della piu' alta torre
Commedia della sete
Eta' dell'oro
Eternità
Felicità
Feste della fame
Giovani sposi
Il fiume di cassis
Lacrima
Marina
Memoria
Michele e cristina
Movimento
Pazienza
Silenzio
Vergogna
Vertigine
Fame
http://www.la-poesia.it/" onclick="window.open(this.href);return false;
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leviathan
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Re: Rimbaud


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qui su questa quiete terra
dove dimorano gli assassini."
(Alda Merini)
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Re: Rimbaud
:76: I ciechi vedono?Allucinazione
:80: I sordi odono?Allucinazione
:79: Leviathan è vivo dopo esser morto ammazzato dalla marijuana ? ??Allucinazione
Forse s'è solo fatto un viaggetto...
Forse :113: nn si tratta che d'una semplice allucinazione!!!!
---- EDIT ----
Conosci la terra dove i limoni mettono il fiore,
le arance d'oro splendono tra le foglie scure,
Laggiù, laggiù io
andare vorrei con te, o amato mio!
Conosci la dimora? Il tetto posa su colonne,
risplende la sala, la stanza è tutta un bagliore,
e statue marmoree mi volgono lo sguardo:
povera bambina, che cosa ti hanno fatto?
La conosci tu forse?
Laggiù, laggiù io
andare vorrei con te, o difensore mio!
Conosci il monte e il sentiero che tra le nubi si perde?
Il mulo cerca il suo cammino tra le nebbie,
l'antica stirpe dei draghi abita in spelonche,
precipita la rupe e, sopra, la massa di onde,
lo conosci tu forse?
Laggiù, laggiù è la via
che noi faremo: andiamo, o padre mio!
---- EDIT ----
Conosci la terra dove i limoni mettono il fiore,
le arance d'oro splendono tra le foglie scure,
dal cielo azzurro spira un mite vento,
quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso,
la conosci tu forse?
Laggiù, laggiù io
andare vorrei con te, o amato mio!
Conosci la dimora? Il tetto posa su colonne,
risplende la sala, la stanza è tutta un bagliore,
e statue marmoree mi volgono lo sguardo:
povera bambina, che cosa ti hanno fatto?
La conosci tu forse?
Laggiù, laggiù io
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l'antica stirpe dei draghi abita in spelonche,
precipita la rupe e, sopra, la massa di onde,
lo conosci tu forse?
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Bellissimaaaaaaaaaaaaa
:80: I sordi odono?Allucinazione
:79: Leviathan è vivo dopo esser morto ammazzato dalla marijuana ? ??Allucinazione
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risplende la sala, la stanza è tutta un bagliore,
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leviathan
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Re: Rimbaud
Ma io sono rimasto qui tutto il tempo ._.
Solo, contemplando la lugubre ombra della solitudine in questo forum straziato da prodi pagliacci e danzanti vrenzole...
Senza viaggetti ne trip u.u
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"Sembri quasi morta dolce poesia
qui su questa quiete terra
dove dimorano gli assassini."
(Alda Merini)
qui su questa quiete terra
dove dimorano gli assassini."
(Alda Merini)
Re: Rimbaud
canzone d'autunno...
La mia preferita..
____________
"I singhiozzi lunghi
dei violini d'autunno
mi feriscono il cuore
con languore
monotono."
La mia preferita..
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mi feriscono il cuore
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-
leviathan
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Re: Rimbaud
StraordinariaK katan ha scritto:canzone d'autunno...
La mia preferita..____________
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dei violini d'autunno
mi feriscono il cuore
con languore
monotono."
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Re: Rimbaud
:107: NN SEI IL SOLO...ANONIMO**ANONIMO** ha scritto:Non lo sapevo che K katan era una signorinaa![]()
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Re: Rimbaud

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