Rimbaud
Inviato: 31 gen 2009, 22:13
[1] Fu Paul Verlaine, più che Rimbaud, a rievocare nei suoi scritti la tempestosa relazione d'amore sbocciata tra i due poeti nel 1872-73.
Alla vicenda Rimbaud dedicò (che io sappia) solo i due brani che presento qui, e poi, chiuso il bilancio, passò oltre, dimenticando la poesia, Verlaine, e la sua vita precedente.
Oggi Rimbaud è più celebre di Verlaine (la mia opinione è: "a torto", visto che si tratta di due poeti di eguale statura), ma se parliamo da un punto di vista gay, allora fu il solo Verlaine che alla fine della sua vita riuscì ad elaborare la sua esperienza in una forma di vero e proprio "orgoglio gay", di fierezza del proprio amore, mentre Rimbaud gettò la spugna.
Questo va detto a onore della verità.
Ma, lo stesso, come non ammirare un uomo che nell'Ottocento sognava di dormire per strada, col sogno che: "Oppure mi sveglierò, e le leggi e i costumi saranno mutati, - grazie al suo potere magico"?
[2] La "vergine pazza" che qui parla (anzi, "delira") in prima persona è ovviamente Verlaine, le cui angosce d'amore vengono in una certa misura messe crudelmente alla berlina, ma non senza un residuo dell'affetto passato.
Lo "sposo infernale" non è altri, ovviamente, che Rimbaud stesso.
A mio parere questo è in assoluto, fra tutti, il testo più interessante per capire la relazione fra i due poeti, perché scritto "a caldo", e non rievocando (e spesso idealizzando) il passato, come in molte delle poesie di Verlaine.
Rimbaud scrive con molta sincerità, descrivendo se stesso come lui si era visto (narcisisticamente, egocentricamente, paranoicamente, ma comunque sinceramente) in quella relazione, e riferendo i propri (spesso folli) discorsi.
Io trovo di grande interesse la sicurezza (o se volete, sicumera) con cui Rimbaud descrive la propria bellezza e l'effetto infallibile che essa aveva sulla "vergine folle"... e sugli altri uomini.
In qualche misura è palese che Rimbaud non esitò a barattare la bellezza col denaro necessario al suo semplice progetto: "Io non lavorerò mai".
Le lettere in cui Verlaine si dichiara stufo di mantenerlo sono abbastanza eloquenti, a questo proposito.
E se fossimo interessati a capire in che misura Rimbaud sia stato una marchetta di genio (ma lo siamo? Io no), sarebbe interessante analizzare le tendenze sessuali dei vari pittori e scrittori che, uno dopo l'altro, gli furono "amici" prima e dopo la drammatica relazione con Verlaine.
[3]-Questa "poesia in prosa" ha un esatto corrispondente nella rievocazione della vita comune di "vagabondaggio" che è "Laeti et errabundi" di Paul Verlaine.
La descrizione di un Verlaine "urlante il suo sogno di dolore idiota", è senza dubbio più cinica della rarefatta descrizione di Verlaine ma, se facciamo un'analisi storica e non letteraria, è senza dubbio più sincera dell'idealizzazione a posteriori del partner.
A mio parere, questo brano meglio descrive tutta la violenza, la follia, il senso di colpa che caratterizzarono un rapporto nato troppo presto per avere modelli di vita "gay", e speranze di successo in una società troppo violentemente ostile.
Alla vicenda Rimbaud dedicò (che io sappia) solo i due brani che presento qui, e poi, chiuso il bilancio, passò oltre, dimenticando la poesia, Verlaine, e la sua vita precedente.
Oggi Rimbaud è più celebre di Verlaine (la mia opinione è: "a torto", visto che si tratta di due poeti di eguale statura), ma se parliamo da un punto di vista gay, allora fu il solo Verlaine che alla fine della sua vita riuscì ad elaborare la sua esperienza in una forma di vero e proprio "orgoglio gay", di fierezza del proprio amore, mentre Rimbaud gettò la spugna.
Questo va detto a onore della verità.
Ma, lo stesso, come non ammirare un uomo che nell'Ottocento sognava di dormire per strada, col sogno che: "Oppure mi sveglierò, e le leggi e i costumi saranno mutati, - grazie al suo potere magico"?
[2] La "vergine pazza" che qui parla (anzi, "delira") in prima persona è ovviamente Verlaine, le cui angosce d'amore vengono in una certa misura messe crudelmente alla berlina, ma non senza un residuo dell'affetto passato.
Lo "sposo infernale" non è altri, ovviamente, che Rimbaud stesso.
A mio parere questo è in assoluto, fra tutti, il testo più interessante per capire la relazione fra i due poeti, perché scritto "a caldo", e non rievocando (e spesso idealizzando) il passato, come in molte delle poesie di Verlaine.
Rimbaud scrive con molta sincerità, descrivendo se stesso come lui si era visto (narcisisticamente, egocentricamente, paranoicamente, ma comunque sinceramente) in quella relazione, e riferendo i propri (spesso folli) discorsi.
Io trovo di grande interesse la sicurezza (o se volete, sicumera) con cui Rimbaud descrive la propria bellezza e l'effetto infallibile che essa aveva sulla "vergine folle"... e sugli altri uomini.
In qualche misura è palese che Rimbaud non esitò a barattare la bellezza col denaro necessario al suo semplice progetto: "Io non lavorerò mai".
Le lettere in cui Verlaine si dichiara stufo di mantenerlo sono abbastanza eloquenti, a questo proposito.
E se fossimo interessati a capire in che misura Rimbaud sia stato una marchetta di genio (ma lo siamo? Io no), sarebbe interessante analizzare le tendenze sessuali dei vari pittori e scrittori che, uno dopo l'altro, gli furono "amici" prima e dopo la drammatica relazione con Verlaine.
[3]-Questa "poesia in prosa" ha un esatto corrispondente nella rievocazione della vita comune di "vagabondaggio" che è "Laeti et errabundi" di Paul Verlaine.
La descrizione di un Verlaine "urlante il suo sogno di dolore idiota", è senza dubbio più cinica della rarefatta descrizione di Verlaine ma, se facciamo un'analisi storica e non letteraria, è senza dubbio più sincera dell'idealizzazione a posteriori del partner.
A mio parere, questo brano meglio descrive tutta la violenza, la follia, il senso di colpa che caratterizzarono un rapporto nato troppo presto per avere modelli di vita "gay", e speranze di successo in una società troppo violentemente ostile.


