Poeti Maledetti (Maledettismo) - Definizione e storia
Inviato: 31 gen 2009, 20:51
La nozione romantica di maledizione del poeta appare già nel 1832 nell'opera di Alfred de Vigny, Stello che espose il problema dei rapporti tra poeti e società, anticipante la pièce Chatterton [1] :
(FR)
« [...] du jour où il sut lire il fut Poète, et dès lors il appartint à la race toujours maudite par les puissances de la terre... »
(IT)
« [...] dal giorno in cui egli seppe leggere fu Poeta, e d'allora appartenne alla razza sempre maledetta dalle potenze della terra... »
Figura tragica spinta agli estremi, sprofondata non di rado nella demenza, l'immagine del poète maudit costituisce, in qualche modo, il vertice insuperabile del pensiero romantico. Esso domina una concezione della poesia caratteristica della seconda metà del XIX secolo.
L'espressione « poète maudit » ha superato i limiti di un epoca, e può ormai oggigiorno qualificare altri autori oltre agli amici di Verlaine [2] . Essa designa in generale un poeta ( ma anche musicista, artista in genere) di talento che, incompreso, rigetta i valori della società, conduce uno stile di vita provocatorio, pericoloso, asociale o autodistruttivo (in particolare consumando alcol e droghe), redige testi di una difficile lettura e, in generale, muore ancor prima che al suo genio venga riconosciuto il suo giusto valore. Questo appellativo di maledetto lo attibuì Verlaine a sé stesso, ma esso avvolge in un alone indefinibile autori di epoche diverse comeFrançois Villon, Thomas Chatterton, Aloysius Bertrand, Gérard de Nerval, Charles Baudelaire, Lautréamont, Petrus Borel, Charles Cros, Germain Nouveau, Antonin Artaud, Émile Nelligan, Armand Robin, Olivier Larronde o ancora, John Keats ed Edgar Allan Poe.
Il Maledettismo in Italia
In Italia sull'onda del mito romantico del reprobo, definito anche Maledettismo, viene a svilupparsi la Scapigliatura. Appartengono, tra gli altri (inclusi pittori e musicisti), i poeti Emilio Praga, Vittorio Imbriani, Giovanni Camerana, Iginio Ugo Tarchetti, Carlo Dossi, Arrigo Boito e Emilio Praga;. La poetica si basa su un pensiero ribelle e rivoluzionario nei confronti della società. I poeti che fanno parte di questa scia letteraria hanno solitamente un'acconciatura alquanto strana per l'epoca: capelli arruffati, lunghi e variopinti, tanto da venir definiti (vedi "Scapigliati").
La Morte, l'Indifferenza e la Ribellione costituiscono gli elementi fondamentali del Maledettismo.
Verlaine e Les Poètes Maudits
Paul Verlaine definì Poeti maledetti (Poètes maudits) i poeti, frequentati personalmente, ai quali dedicò nel 1883 l'opera omonima. Essi sono Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Auguste Villiers de L'Isle-Adam, Marceline Desbordes-Valmore e Pauvre Lelian, pseudonimo dello stesso Paul Verlaine;
Arthur Rimbaud
Rimbaud è un caso a parte. Se consideriamo la lettera, con inclusa la poesia Ce qu'on dit le Poète à propòs des fleurs, spedita da Rimbaud al parnassiano Théodore de Banville, appare chiaro la rottura con quel mondo letterario. Rimbaud brucia le tappe, e quando scrive Une Saison en Enfer ha già scavalcato il muro, ed è lontanissimo.
La poesia, per Rimbaud è un modo di cogliere l'essenza profonda della realtà. Il poeta è il veggente in grado di rivelare questa realtà sconosciuta, e in merito a ciò risulta particolarmente significativa la lettera del 15 maggio 1871 di Rimbaud indirizzata a Paul Demeny, la cosiddetta Lettera del Veggente, nella quale ribadisce una totale sregolatezza dei sensi [3] per giungere all'Ignoto (Inconnu).
Già due giorni prima, a G. Izambard, Rimbaud scriveva ...
(FR)
« Je veux être poète, et je travaille à me rendre voyant : vous ne comprendrez pas du tout, et je ne saurais presque vous expliquer. Il s'agit d'arriver à l'inconnu par le dérèglement de tous les sens. Les souffrances sont énormes, mais il faut être fort, être né poète, et je me suis reconnu poète. »
(IT)
« Voglio essere poeta, e io lavoro per rendermi veggente : voi non potreste capirci abbastanza, e io non saprei come spiegarvi. Si tratta di arrivare all'ignoto mediante una sregolatezza di tutti i sensi. Le sofferenze sono enormi, ma bisogna essere forti, essere nato poeta, e io mi sono riconosciuto poeta. »
(J. A. Rimbaud, lettre à Georges Izambard, Charleville, 13 maggio 1871.)
Sviluppi del mito del Maledetto
L'appellativo venne usato anche in riferimento a Olindo Guerrini, poeta italiano vissuto verso la fine del XIX secolo e, più giustamente, ad un altro autore italiano, Dino Campana, la cui poetica visionaria è stata spesso accostata a quella dei maudits; chiarissimo è infatti l'influsso di questi ultimi nell'opera Canti Orfici.
Un forte legame moderno coi "maudits" ed in particolare con Rimbaud si ravvisa nella poetica e nella musica di Jim Morrison.
Il mito dell'artista maledetto ugualmente riecheggia in molti gruppi e cantanti del jazz e del rock.
(FR)
« [...] du jour où il sut lire il fut Poète, et dès lors il appartint à la race toujours maudite par les puissances de la terre... »
(IT)
« [...] dal giorno in cui egli seppe leggere fu Poeta, e d'allora appartenne alla razza sempre maledetta dalle potenze della terra... »
Figura tragica spinta agli estremi, sprofondata non di rado nella demenza, l'immagine del poète maudit costituisce, in qualche modo, il vertice insuperabile del pensiero romantico. Esso domina una concezione della poesia caratteristica della seconda metà del XIX secolo.
L'espressione « poète maudit » ha superato i limiti di un epoca, e può ormai oggigiorno qualificare altri autori oltre agli amici di Verlaine [2] . Essa designa in generale un poeta ( ma anche musicista, artista in genere) di talento che, incompreso, rigetta i valori della società, conduce uno stile di vita provocatorio, pericoloso, asociale o autodistruttivo (in particolare consumando alcol e droghe), redige testi di una difficile lettura e, in generale, muore ancor prima che al suo genio venga riconosciuto il suo giusto valore. Questo appellativo di maledetto lo attibuì Verlaine a sé stesso, ma esso avvolge in un alone indefinibile autori di epoche diverse comeFrançois Villon, Thomas Chatterton, Aloysius Bertrand, Gérard de Nerval, Charles Baudelaire, Lautréamont, Petrus Borel, Charles Cros, Germain Nouveau, Antonin Artaud, Émile Nelligan, Armand Robin, Olivier Larronde o ancora, John Keats ed Edgar Allan Poe.
Il Maledettismo in Italia
In Italia sull'onda del mito romantico del reprobo, definito anche Maledettismo, viene a svilupparsi la Scapigliatura. Appartengono, tra gli altri (inclusi pittori e musicisti), i poeti Emilio Praga, Vittorio Imbriani, Giovanni Camerana, Iginio Ugo Tarchetti, Carlo Dossi, Arrigo Boito e Emilio Praga;. La poetica si basa su un pensiero ribelle e rivoluzionario nei confronti della società. I poeti che fanno parte di questa scia letteraria hanno solitamente un'acconciatura alquanto strana per l'epoca: capelli arruffati, lunghi e variopinti, tanto da venir definiti (vedi "Scapigliati").
La Morte, l'Indifferenza e la Ribellione costituiscono gli elementi fondamentali del Maledettismo.
Verlaine e Les Poètes Maudits
Paul Verlaine definì Poeti maledetti (Poètes maudits) i poeti, frequentati personalmente, ai quali dedicò nel 1883 l'opera omonima. Essi sono Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Auguste Villiers de L'Isle-Adam, Marceline Desbordes-Valmore e Pauvre Lelian, pseudonimo dello stesso Paul Verlaine;
Arthur Rimbaud
Rimbaud è un caso a parte. Se consideriamo la lettera, con inclusa la poesia Ce qu'on dit le Poète à propòs des fleurs, spedita da Rimbaud al parnassiano Théodore de Banville, appare chiaro la rottura con quel mondo letterario. Rimbaud brucia le tappe, e quando scrive Une Saison en Enfer ha già scavalcato il muro, ed è lontanissimo.
La poesia, per Rimbaud è un modo di cogliere l'essenza profonda della realtà. Il poeta è il veggente in grado di rivelare questa realtà sconosciuta, e in merito a ciò risulta particolarmente significativa la lettera del 15 maggio 1871 di Rimbaud indirizzata a Paul Demeny, la cosiddetta Lettera del Veggente, nella quale ribadisce una totale sregolatezza dei sensi [3] per giungere all'Ignoto (Inconnu).
Già due giorni prima, a G. Izambard, Rimbaud scriveva ...
(FR)
« Je veux être poète, et je travaille à me rendre voyant : vous ne comprendrez pas du tout, et je ne saurais presque vous expliquer. Il s'agit d'arriver à l'inconnu par le dérèglement de tous les sens. Les souffrances sont énormes, mais il faut être fort, être né poète, et je me suis reconnu poète. »
(IT)
« Voglio essere poeta, e io lavoro per rendermi veggente : voi non potreste capirci abbastanza, e io non saprei come spiegarvi. Si tratta di arrivare all'ignoto mediante una sregolatezza di tutti i sensi. Le sofferenze sono enormi, ma bisogna essere forti, essere nato poeta, e io mi sono riconosciuto poeta. »
(J. A. Rimbaud, lettre à Georges Izambard, Charleville, 13 maggio 1871.)
Sviluppi del mito del Maledetto
L'appellativo venne usato anche in riferimento a Olindo Guerrini, poeta italiano vissuto verso la fine del XIX secolo e, più giustamente, ad un altro autore italiano, Dino Campana, la cui poetica visionaria è stata spesso accostata a quella dei maudits; chiarissimo è infatti l'influsso di questi ultimi nell'opera Canti Orfici.
Un forte legame moderno coi "maudits" ed in particolare con Rimbaud si ravvisa nella poetica e nella musica di Jim Morrison.
Il mito dell'artista maledetto ugualmente riecheggia in molti gruppi e cantanti del jazz e del rock.
