i camorristi so gent che pall
Inviato: 14 mag 2008, 14:28
.16) I capi di numerosi clan operanti in provincia di Caserta tendono ad inserirsi in attivita' economiche legali, nei settori del turismo, della intermediazione finanziaria e degli investimenti immobiliari. Si possono ricordare in proposito la gestione di stabilimenti balneari a Castel Volturno da parte di gruppi che fanno capo al clan dei casalesi e la gestione di supermercati nella citta' di Sessa Aurunca da parte di imprenditori legati al latitante Mario Esposito, del clan Muzzone.
3.18) Oggi, in tutta la Campania, il gruppo camorristico più forte è quello di Carmine Alfieri. Il capo e' detenuto ma i suoi uomini rispondono a Mario Fabbrocino, oggi latitante, la cui storia processuale e' tanto singolare quanto signlficativa.
Il 22 settembre 1987, mentre e' detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino, i suoi legali ne chiedono gli arresti domiciliari in clinica, dichiarando che il detenuto avrebbe pagato le spese del ricovero ed allegando certificazioni dalle quali risultava il suo gravissimo stato di salute. Il 6 ottobre successivo la Corte d'Appello di Napoli, su parere contrario della Procura, concede il beneficio richiesto senza disporre alcuna indagine sulle reali condizioni di salute del boss.
Meno di un mese dopo, il 12 novembre, i difensori chiedono la liberta' provvisoria e, in subordine, gli arresti domiciliari; allegano, tra gli altri motivi, le elevate spese di degenza in clinica che Fabbrocino si era peraltro accollato al momento della prima istanza. La procura esprime nuovamente parere contrario, ma la Corte d'Appello il giorno successivo all'istanza, concede gli arredi domiciliari. Alla rapidita' della decisione corrisponde la prevedibile tempestivita' della inusitata fuga.
Il 14 novembre, poche ore dopo il provvedimento, Fabbrocino scompare di casa.*** Da quel momento è latitante. Avrebbe dovuto scontare la pena detentiva fino al 1999.
3.18) Oggi, in tutta la Campania, il gruppo camorristico più forte è quello di Carmine Alfieri. Il capo e' detenuto ma i suoi uomini rispondono a Mario Fabbrocino, oggi latitante, la cui storia processuale e' tanto singolare quanto signlficativa.
Il 22 settembre 1987, mentre e' detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino, i suoi legali ne chiedono gli arresti domiciliari in clinica, dichiarando che il detenuto avrebbe pagato le spese del ricovero ed allegando certificazioni dalle quali risultava il suo gravissimo stato di salute. Il 6 ottobre successivo la Corte d'Appello di Napoli, su parere contrario della Procura, concede il beneficio richiesto senza disporre alcuna indagine sulle reali condizioni di salute del boss.
Meno di un mese dopo, il 12 novembre, i difensori chiedono la liberta' provvisoria e, in subordine, gli arresti domiciliari; allegano, tra gli altri motivi, le elevate spese di degenza in clinica che Fabbrocino si era peraltro accollato al momento della prima istanza. La procura esprime nuovamente parere contrario, ma la Corte d'Appello il giorno successivo all'istanza, concede gli arredi domiciliari. Alla rapidita' della decisione corrisponde la prevedibile tempestivita' della inusitata fuga.
Il 14 novembre, poche ore dopo il provvedimento, Fabbrocino scompare di casa.*** Da quel momento è latitante. Avrebbe dovuto scontare la pena detentiva fino al 1999.