contro la camorra
Inviato: 14 mag 2008, 13:57
NAPOLI - I superstiti della Nco di Raffaele
Cutolo si vanno riorganizzando o quel che resta della potente
organizzazione camorristica, ovvero i ''sopravvissuti'' ai blitz
delle forze di polizia e agli agguati degli avversari, e' ormai
solo un manipolo di cani sciolti? E' l'interrogativo che si
propone agli inquirenti all'indomani dell'omicidio di Domenico
Pagano, 53 anni, ex esponente della Nuova camorra organizzata,
ammazzato in un minimarket a Ottaviano, il paese d'origine di
''don Rafele''. Per i carabinieri che stanno svolgendo le indagini,
coordinate dal pm della Dda di Napoli Simona Di Monte, la pista
piu' plausibile e' quella di un regolamento di conti ai danni di
un malavitoso che pretendeva di esercitare ancora le attivita'
illecite (estorsioni? droga?) in un territorio dove si era ormai
insediato un altro clan. Pagano - spiegano gli inquirenti -
forse aveva dato fastidio a qualcuno dei boss che gestiscono gli
affari illegali nell'area vesuviana. Le indagini puntano in
particolare sul clan di Mario Fabbrocino, il boss (detenuto)
divenuto acerrimo nemico di Cutolo da quando giuro' vendetta
dopo l'uccisione del fratello. Erano gli anni Ottanta e
all'azione dei killer di Fabbrocino vennero attribuiti decine e
decine di agguati attuati nell'ambito della campagna di
sterminio contro i cutoliani.
Ma gli scenari sugli equilibri di camorra nell'area vesuviana
appaiono comunque assai complessi. Da un lato c'e' la potente
cosca di Fabbrocino che dopo l'arresto del boss (condannato
all'ergastolo per l'omicidio di Roberto Cutolo, figlio dell'ex
padrino di Ottaviano), la cattura di diversi esponenti di primo
piano, e una serie di regolamenti di conti interni (quattro le
vittime della lupara bianca) non sembra piu' esercitare un
assoluto controllo nella zona. Dall'altro c'e' il ritorno sulla
scena di ex affiliati al clan di Cutolo, tornati in liberta' al
termine di lunghi periodi di detenzione, o beneficiari di
permessi, concessi sempre dopo aver scontato decine di anni.
Diversi cutoliani potrebbero dunque aver deciso di rimettere
in piedi un gruppo in grado di farsi ''rispettare'', senza
tuttavia coltivare quei sogni di dominio assoluto che
appartennero alla Nco e che probabilmente ne determinarono il
crollo. Ad alimentare l'ipotesi di un ritorno, sia pure in scala
ridotta, dei cutoliani sulla scena del crimine organizzato vi
sono una serie di episodi abbastanza recenti, come gli attentati
dinamitardi ai danni di aziende di imprenditori e commercianti
della zona. Tecniche violente, che ricordano a molti il marchio
della Nco. Se fosse l'iniziativa di un clan gia' consolidato sul
territorio - e' la considerazione degli inquirenti - per quale
motivo adottare questa strategia ''terroristica'' nei confronti
delle vittime? (ANSA).
Cutolo si vanno riorganizzando o quel che resta della potente
organizzazione camorristica, ovvero i ''sopravvissuti'' ai blitz
delle forze di polizia e agli agguati degli avversari, e' ormai
solo un manipolo di cani sciolti? E' l'interrogativo che si
propone agli inquirenti all'indomani dell'omicidio di Domenico
Pagano, 53 anni, ex esponente della Nuova camorra organizzata,
ammazzato in un minimarket a Ottaviano, il paese d'origine di
''don Rafele''. Per i carabinieri che stanno svolgendo le indagini,
coordinate dal pm della Dda di Napoli Simona Di Monte, la pista
piu' plausibile e' quella di un regolamento di conti ai danni di
un malavitoso che pretendeva di esercitare ancora le attivita'
illecite (estorsioni? droga?) in un territorio dove si era ormai
insediato un altro clan. Pagano - spiegano gli inquirenti -
forse aveva dato fastidio a qualcuno dei boss che gestiscono gli
affari illegali nell'area vesuviana. Le indagini puntano in
particolare sul clan di Mario Fabbrocino, il boss (detenuto)
divenuto acerrimo nemico di Cutolo da quando giuro' vendetta
dopo l'uccisione del fratello. Erano gli anni Ottanta e
all'azione dei killer di Fabbrocino vennero attribuiti decine e
decine di agguati attuati nell'ambito della campagna di
sterminio contro i cutoliani.
Ma gli scenari sugli equilibri di camorra nell'area vesuviana
appaiono comunque assai complessi. Da un lato c'e' la potente
cosca di Fabbrocino che dopo l'arresto del boss (condannato
all'ergastolo per l'omicidio di Roberto Cutolo, figlio dell'ex
padrino di Ottaviano), la cattura di diversi esponenti di primo
piano, e una serie di regolamenti di conti interni (quattro le
vittime della lupara bianca) non sembra piu' esercitare un
assoluto controllo nella zona. Dall'altro c'e' il ritorno sulla
scena di ex affiliati al clan di Cutolo, tornati in liberta' al
termine di lunghi periodi di detenzione, o beneficiari di
permessi, concessi sempre dopo aver scontato decine di anni.
Diversi cutoliani potrebbero dunque aver deciso di rimettere
in piedi un gruppo in grado di farsi ''rispettare'', senza
tuttavia coltivare quei sogni di dominio assoluto che
appartennero alla Nco e che probabilmente ne determinarono il
crollo. Ad alimentare l'ipotesi di un ritorno, sia pure in scala
ridotta, dei cutoliani sulla scena del crimine organizzato vi
sono una serie di episodi abbastanza recenti, come gli attentati
dinamitardi ai danni di aziende di imprenditori e commercianti
della zona. Tecniche violente, che ricordano a molti il marchio
della Nco. Se fosse l'iniziativa di un clan gia' consolidato sul
territorio - e' la considerazione degli inquirenti - per quale
motivo adottare questa strategia ''terroristica'' nei confronti
delle vittime? (ANSA).